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La Parola del Riccio

  • Un gioco fatto di pietre

    febbraio 12th, 2024

    Giochiamo un po’ con questa bellissima lingua che è il nostro italiano. Visto che siamo ancora nella settimana di carnevale, smorziamo le tensioni e godiamoci i colori.
    Vi siete mai chiesti cosa significa la frase: mettiamoci una pietra sopra? Direi che è anche molto facile intuirlo, ma potrebbe sfuggire.
    Quando mi dicono: mettiamoci una pietra sopra, io tendo ad adottare un comportamento in cui mi lascio alle spalle un determinato evento spiacevole in quanto, tale evento, potrebbe causare ulteriori conflitti tra le persone in gioco. Oppure, inasprire ed esasperare dinamiche già abbastanza logorate e contrite. Non dico che serva necessariamente a riappacificarsi, ma quantomeno a mettere un punto definitivo alle discussioni tossiche. Quindi il riferimento al detto: mettiamoci una pietra sopra pare rimandi alle pietre tombali dei defunti nella tradizione ebraica.
    Un altro richiamo carino alle pietre, è il detto “scagliare la prima pietra”. Frase usata per indicare la persona che dà inizio ad un’azione per essere poi seguita da altri, ma chi è senza peccato?
    Passando al giornalismo, spesso si legge “convitato di pietra”. Espressione usata per descrivere una presenza invisibile ed inquietante, di cui tutti sono a conoscenza ma nessuno nomina per paura, o una situazione spiacevole da affrontare. Questa espressione ha un’ origine curiosa, citata per la prima volta nell’opera teatrale ” L’ingannatore di Siviglia ed il convitato di pietra”. Nella sua trama il convitato di pietra è una statua, fatta quindi di pietra, che si presenta ad un appuntamento con il protagonista a seguito di un suo invito.


    Adesso che gioco facciamo? alleniamo il pensiero, uniamo i puntini, uniamo i modi di dire e facciamo una bella storiella!!

    C’era una volta un convitato di pietra, che, volente o nolente, consapevole o no, era una presenza ingombrante e mal voluta, ma non necessariamente dipendeva da lui questa sua spiacevole condizione. Fatto sta però, che è così che veniva percepito dai commensali. Preso atto di questo, invitato ad un pranzo non proprio atteso e gioviale, cercava di risollevare la propria immagine.
    Lo immaginate poverino, lì, che diceva:
    “ma che mi avete invitato a fare alla vostra tavola se poi la mia presenza vi indispone? Se qualsiasi cosa io dica è solo da mettere alla gogna? Sapete che vi dico ragazzi miei? Io avrò le mie colpe, come ogni essere umano del mondo, ma riconoscerle non è da tutti, adesso vi invito io a fare una bella cosa. chi tra di voi è senza peccato, scagli la prima pietra. E se la scagliate, sappiate che poi ad ogni azione corrisponde una reazione, a catena. Siete tutti pronti a pagare le conseguenze delle scelte prese? io a fronte delle mie “colpe” mi becco le conseguenze, adesso se volete scagliare, beccatevi le vostre.
    Ci fu un attimo di silenzio, fino a che il padrone di casa intervenne:
    “Ma no, dai, perché farci ancora male. Stappiamo una bella bottiglia di vino….beviamoci su, e mettiamoci una pietra sopra.”
    Il vino si bevve, convenevoli e tanti cari auguri furono assolti.

    Morale della storia:
    Tutti continuano a starsi reciprocamente sulle scatole ma, preso il caffè, ognuno a casa sua.
    E che sia così però, che poi, il convitato di pietra si stanca di essere di pietra, e dagli ipocriti convenevoli, passa ai concreti vaffanculo, perché non è giusto spezzarsi per mantenere integri gli altri. Ognuno pensi ai risolversi i propri spiacevoli eventi.
    E con il francesismo, chiudo la breve storia del convitato di pietra che ha deciso di tombare gli inviti a pranzo.

  • Il principio di falsificabilità

    febbraio 10th, 2024

    Ho una formazione prettamente tecnica e scientifica. La mia testa ha questa forma mentis molto logica e quadrata: azione-reazione, scelta-conseguenze, obiettivi-azioni, ecc. Da ragazza pensavo: che palle la filosofia, tutte quelle chiacchiere, ma come si fa a studiare una cosa del genere?
    Oggi, da adulta e da insegnate penso: in ogni scuola, anche quella più tecnica, andrebbe insegnata la filosofia, quantomeno per instillare nei giovani adulti il concetto della logica filosofica per aiutarli nello studio e nell’analisi dei principi e delle strutture del ragionamento e del pensiero, per liberarli dalle gabbie e dalle sovrastrutture in cui sono cresciuti e che li rendono davvero polo resilienti, duttili e poliedrici. Solo così li responsabilizziamo nei confronti dell’analisi della validità e della coerenza degli argomenti. La logica filosofica si basa sull’idea che il pensiero umano è strutturato secondo determinate regole logiche che consentono di ottenere conclusioni valide da determinate premesse. Queste regole logiche vengono utilizzate per valutare la VERITA’ o la FALSITA’ degli argomenti e per determinare la validità delle interferenze. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi il pensiero critico, dandogli gli strumenti necessari per mettere sempre in dubbio quello che gli viene propinato come un assioma inviolabile ed indiscutibile.

    Durante una lezione con la classe decimata dal Carnevale, che qui da noi è molto sentito, mi sono trovata a fare la classica “conversazione con la classe” spalla a spalla con un collega di sostegno laureato in filosofia, che ha tirato fuori tale Karl Popper. Già il nome mi è simpatico! Ma l’argomento trattato da lui mi ha incuriosita e sono andata a ravanare come al mio solito per capirci qualcosa di più. E viene fuori che Popper è il principale esponente nell’ambito epistemologico moderno, secondo cui, alla scienza, vista come unico criterio per verificare la validità di una conoscenza, si possono affiancare altre forme di sapere filosofico, estetico e morale, ognuna con una propria validità ed autonomia. Per il nostro Karl la scienza procede per congetture e confutazioni senza giungere mai ad una verità completa ed assoluta, ma solo ad un sapere temporaneo in continua evoluzione. Tutto va sempre ricondotto ad un problema, dal quale poi scaturiranno le ipotesi da verificare. E fin qui, nulla di che. Cosa più interessante mi è parsa il concetto di VERIFICAZIONISMO E FALSIFICAZIONISMO, provo a spiegarlo, sperando di averlo capito anche io!

    Popper dice che è utopico sostenere che una teoria sia scientifica nella misura in cui può essere verificata, in quanto una conoscenza non può essere definita certa se si prendono in considerazione una moltitudine di dati e casi considerabili di numero infinito. Dice quindi che una teoria è scientifica nella misura in cui viene smentita. Più sono i falsificatori possibili di una teoria, più questa è scientifica e solida.
    Ne consegue che con molteplici conferme non si può giungere alla verità, mentre basta un solo fattore negativo per confutarla. Ovviamente dopo essere stata smentita dal punto di vista logico, è necessario seguire con quello concreto e metodologico e quindi un’idea una volta trovata deve comunque essere provata; qui interviene il criterio di falsificazione che afferma che una teoria è scientifica nella misura in cui può essere smentita.

    Non so a voi, ma a me queste pensiero ha dato molti spunti di riflessione. Vi lascio al vostro pensiero critico.

  • Strizzo la mia spugna e mi libero di TE

    febbraio 5th, 2024

    Gli input negativi avvelenano testa e cuore, mettendo a repentaglio le immense potenzialità del cervello umano. Siamo circondati da persone velenose che ci sottopongono a bombardamenti di cattiverie, accuse infondate data dalla loro visione artefatta e distorta della realtà. Questo ambiente surriscalda gli animi ed altera la percezione di tutto il bello che oltre il marcio c’è in intorno a noi.
    Sì, perché, quando siamo in guerra accendiamo i riflettori, attiviamo i recettori per individuare e schivare le mine nascoste, anziché alzare gli occhi e godere di quanto bello esiste.
    A volte ci sovraccarichiamo di stress e questo è inevitabile, fino a quando non si trova il coraggio di fare una scelta. La scelta di chiudere le porte alle tossine, evitando di impregnare così tanto il cervello al punto di intasarlo e mandarlo in tilt.
    Arriva il momento in cui occorre strizzare la spugna e liberarsi del veleno, selezionando e pesando gli input esterni. Guadagnare leggerezza per poter dedicare attenzioni al cielo, ai fiori, al rumore del mare ed al sorriso dei bambini, anziché schivare le mine antiuomo.
    Questo significa amare se stessi, proteggersi dall’avvelenamento causato da persone che si alimentano di rabbia e paura. A volte, a queste persone si vuole bene, così tanto da cercare di fargli capire che tutta la rabbia che hanno dentro non solo è tossica per chi gli sta vicino, ma lo è principalmente per loro stessi. E ci si avvelena ancora di più nel tentativo di liberarli, come quando vedi il fuoco e sai che brucia, ma nelle fiamme ci entri comunque, pur di tirare fuori chi vi è imprigionato. Ma se il prigioniero non vuole farsi liberare, scappa. Perché quelle fiamme non sono le tue, sono le sue.
    Non si aiuta chi non vuole essere aiutato.

    Io, per esperienza, so quanto sia amaro il veleno, che a piccole dosi non uccide, ma ti assuefà, fino ad intossicarti. So quanto scottano le fiamme e quanto brucia il fumo nei polmoni. Fino a farti cambiare colore, prima dentro e poi fuori. Oggi, riconosco quel veleno, vedo il fumo intorno a me, è ancora qui e non posso mandarlo via. Ma di certo, posso evitare che mi tocchi. Non sempre ci riesco, ma ho imparato a riconoscermi, e so quanta forza ho. Mi sono risollevata quando pensavo di non farcela, ed ho le cicatrici di quei giorni a ricordarmelo. Mi risolleverò anche adesso, ma nessuno potrà più permettersi di decidere della mia vita e della mia serenità. Se vuoi bruciare, brucia. Io penso a rifiorire ed a respirare aria pulita.


  • Bussare prima di entrare

    febbraio 3rd, 2024

    Questo spazio digitale è pubblico, ma non sono tutti bene accetti. Non me ne vogliano i lettori, ma questa e casa mia, ed a casa delle persone si entra bussando. E se avete le scarpe infangate, siete pregati di lasciarle fuori dalla porta. Poi se una volta entrati non vi sentite a vostro agio, o non condividete lo stile di arredo, o peggio, non gradite la presenza della padrona di casa… Bèh la porta è la stessa da cui siete entrati. Nessuno vi obbliga a tornare, soprattutto se con voi portate ospiti SGRADITI, che fanno a spallate per entrare senza avere nemmeno la decenza di bussare. Non si può spiegare quanto sia bello un fiore a chi è cieco, e privo di olfatto, a chi non può vederne i colori e annusarne il profumo.
    Il mio cuore, mi dispiace per TE, è pieno di fiori. Hai avuto 15 anni per vederli, non ci sei mai riuscito. Ma credimi, non avrai mai la forza di distruggerli. Li hai appassiti, è vero, ma io so come farli riprendere e rifiorire. Adesso, la porta è quella, vai a scaricare la tua tossica rabbia da un’altra parte.
    Tante care cose.

  • Che confusione, sarà perché Ti Amo: il caso di una donna in lista di attesa

    febbraio 1st, 2024

    Che crudeltà amare l’uomo di un’altra donna, è tra le esperienze più intense, passionali ed appassionanti, dolorose e strazianti che ci siano.
    Eppure succede, e per quanto provi ad impedire che accada, al cuore che AMA non si comanda. Scrivo a chi come me ha amato esponenzialmente un uomo a metà. L’uomo di un’altra moglie.

    Un amore impossibile ed irraggiungibile che ti rende un “anima in affitto”. Automaticamente diventi “una donna in lista di attesa” nella migliore delle ipotesi. Nel peggiore dei casi la moglie di lui ti chiama dicendoti che quell’uomo è suo, e che tutte le promesse che ti aveva fatto, tutti i suoi “sto arrivando”, i suoi ” io voglio noi” erano solo un prendere tempo per non so più nemmeno cosa, o meglio lo so: “sta cercando di lasciarti andare piano piano per non farti soffrire perché gli fai pena, ti sei attaccata a lui come una sanguisuga di energia”.

    E allora ti vengono vomitate addosso cose tipo: “eri solo la sua preferita tra tutte, ma lui deve stare qui e vuole stare qui”, “devi lasciarlo in pace perché sono mesi che gli dai il tormento, sei solo un tarlo per lui, un tarlo che non lo abbandona perché lui vuole la sua famiglia e non te”.

    E tu, che credendo alle sue promesse, gli dicevi: TI ASPETTERO’ e lo avresti fatto davvero, perché nulla sarebbe potuto essere più bello di quello che avevate.

    Ma poi scopri che lui in realtà implorava perdono alla moglie, la cercava e desiderava, la corteggiava per riprenderla, cercava di guadagnare la sua fiducia raccontando a lei tutto quello che di intimo avevate condiviso. Il tuo diario, le tue storie passate, i tuoi segreti. E tu che stupida innamorata le rispondi: stai mentendo, non è possibile. Allora lei ti elenca al dettaglio ogni cosa, con un inclinazione di disgusto e disprezzo, un inclinazione che solo lui può aver dato a quei racconti per dipingere un mostro su un quadro nato per essere solo una donna, un mostro fatto di vernice nera su una tela di colori.

    Vivi per un tempo infinito come con il cielo in una stanza, per poi accorgerti che non solo non c’è il cielo, ma non c’è neanche la stanza e ti senti morire dentro. Ti vengono svelate bugie e menzogne. E tu, con le gambe spezzate dal dolore e gli occhi accecati dalle lacrime, chiedi scusa a quella moglie. Perché lei è una donna come te, che ama e che come te credeva di essere speciale, di meritare una seconda possibilità, perché 20 anni insieme non si buttano, perché fare dei figli e crescerli non è un gioco. Ti chiede sincerità da donna e madre, e tu con il tuo cuore in frantumi sai quanto bisogno di verità ci sia. Ti rassegni a perdere l’amore che forse non avevi mai avuto e le dimostri che il tarlo che lei pensava tu fossi, in realtà era solo in attesa a fronte di promesse fatte dallo stesso uomo che a lei prometteva di rimettere insieme i cocci, a cui chiedeva umilmente perdono.
    E te ne vai con in mano un pugno di ricordi ed un silos di dolore in cui stai affogando.

    Eccola la fine della mia storia in poche gocce di dolore. Una fine che implica un nuovo inizio difficile, da sola, con il cuore da rimettere in senso, le macerie da sgomberare e la ricostruzione da progettare. Rabbia, frustrazione ed umiliazione che rendono difficile anche alzare un piccolo sasso tra tutte quelle macerie. Combattere ogni giorno con la mancanza viscerale di un uomo che non ti vuole e che non ha avuto neanche il coraggio di dirtelo in faccia che non ti vuole. La mancanza di tutta quella meraviglia che ti aveva fatto vivere. E tra tutte le bugie non sai più quale sia la verità, di chi sia la verità. E pensi: lo faccio per una donna che ha da perdere molto più di me, lo faccio per dei bambini il cui padre ha promesso di amare la mamma. Lo faccio per loro e mi metto da parte, se lui non ha avuto le palle di dirmelo, lo faccio io.

    Ma poi che succede quando lui si rifà vivo? Quando tu eri strasicura che non lo avrebbe mai più fatto? In fondo, se vuole davvero sua moglie sarà felice che la scelta di chiudere sia venuta finalmente da quel tarlo di cui non riusciva a liberarsi. Per di più, sapendo che il tarlo e sua moglie si parlano, sarebbe da pazzi, cercare un nuovo contatto.

    Allora ditemi, che succede in questo caso? Che si fa?
    Io so quello che NON farò mai e sono esattamente DUE cose:
    1. tradire la promessa fatta ad una moglie ed una madre che vuole salvare una famiglia;
    2. insinuarmi di nuovo in un equilibrio che non è più mio, per cui, qualsiasi cosa vedrò, leggerò, sentirò, morirà tra le mie macerie.

    Ma il mio cuore innamorato non può non pensare: se fosse tutta una farsa?
    A quel punto mi aspetto chiarezza. Mi aspetto verità. una verità detta a quattr’occhi e con la voce che non passa per un maledetto telefono.
    Mi ripeto: se torni è per restare. ma per tornare ci vogliono le palle, ci vuole verità.

    Care anime in affitto, voi ce l’avete la vostra lista di cose da NON fare?


  • La mia battaglia personale

    gennaio 30th, 2024

    Sto combattendo la mia battaglia interiore, una lotta dura tra quello che vorrei e quello che invece devo fare. Ci sono dei limiti che non si possono superare e quel limite è il compromesso con la mia moralità.

    Non so chi può capirmi, ma ci sono giorni in cui mi strapperei il cuore dal petto per farlo smettere di fare male. Nonostante il dolore ricevuto da chi mi giurava amore , nonostante le promesse fatte a chi ha più da perdere di me, mi viene voglia di dimenticare e disattendere, per correre a prendere quell’abbraccio per cui non ci sono Km, ed ore di viaggio che tengano.
    Poi torna la lucidità ed il cuore lo rimetto al suo posto, sanguinante e dolorante e gli sussurro: guariremo e mentre lo faremo, e dopo che lo avremo fatto, potremo ancora guardarci allo specchio.
    Sì, perchè nonostante la delusione, l’amarezza, la rabbia, la frustrazione per quello che mi è stato vomitato addosso, la mia testa non ce la fa a non dimenticare, ed ogni volta che dimentico il cuore torna prepotente a dire: “fammi uscire e andiamo a riprenderci tutta la meraviglia che avevamo prima”.
    Ma non si può.

    Per chi sa, e mi chiede: alla luce di quanto accaduto e di quanto sai oggi, se tornassi indietro, cosa cambieresti? La risposta a questa domanda è una sola, immediata: non cambierei nulla, rifarei ogni singola singola cosa. Perché ogni cosa è stata pura emozione, pura meraviglia, puro amore, per lo meno per me. Vero o no quello che ho vissuto, io l’ho vissuto ed ero felice come non lo sono mai stata e forse come non sarò più. Quindi, sono grata per aver avuto il privilegio di viverlo anche se con una data di scadenza di cui non avevo minimamente idea. Oggi so cosa vuol dire amare davvero e questo non me lo può togliere nessuno.
    Ecco la mia battaglia personale tra istinti e razionalità, tra amore e ragione, tra cuore e testa, tra sorrisi e lacrime, tra “true colors” e “real black”.
    Il Mondo non è più mio, e me ne devo fare una ragione. Sopravvivo in questo loop, nell’attesa di tornare a vivere in equilibrio e con serenità.

  • L’importanza della condivisione

    gennaio 27th, 2024

    Quando si vive un “trauma”, inteso come un avvenimento che ferisce e lede corpo e mente ci si sente soli, incompresi, in alcuni casi anche stupidi, perché la pubblica opinione tende a minimizzare l’accaduto, nel migliore dei casi per farti sentire meglio, nel peggiore perché le persone si permettono di giudicare senza essersi mai imbattuti nell’esperienza che giudicano.
    Per cui, per molti, può essere difficile elaborare il dolore o superare l’accaduto perché quell’avvenimento traumatico resta nascosto, inesploso ed inesplorato. Il trauma non è l’evento in se, quello che tutti possono vedere o toccare, ma è qualcosa di astratto che si annida con le sue ife ramificate nella testa e nel cuore di chi lo vive, tanto da fargli percepire una sorta di frammentazione della sua coesione mentale, uno stato di confusione che sfocia nel noto stress post traumatico.


    Io non sono nessuno se non una donna che sta vivendo il suo personale trauma e che lotta per cacciare via le ife che le si intrecciano dentro, secretando le loro tossine.
    Sto facendo il mio percorso di elaborazione e metabolizzazione, cercando di entrare in contatto con me stessa, e la scrittura è lo strumento che mi ha aiutato di più in questi anni. Ma oggi ho capito una cosa. Ho capito quanto sia importante la condivisione, quantomeno biunivoca, perché nel mio diario io parlo con me stessa e nessun altro.

    Parlare, condividere, ascoltare a propria volta persone che hanno esperito situazioni ed emozioni traumatiche può essere di grande aiuto per ritrovare il proprio benessere interiore. Ci si sente sostenuti offrendo e ricevendo ascolto, comprensione, accettazione, empatia. CI si sente meno soli con i propri dolori. Condividendo è più facile dare un senso all’accaduto, perché si capisce che non è successo solo a te, e così come è accaduto, così come fa male, poi esiste un modo per superarlo. Parlare e condividere permette di dare voce a qualcosa di intangibile, per il quale non trovi le parole da usare per spiegarlo a chi non lo ha vissuto. Chi invece ci è passato, legge esattamente il senso giusto nelle tue poche e semplici parole. L’intangibile diventa concretezza. E quando qualcosa diventa concreta, la puoi prendere e mandare via. Così entri nella meravigliosa consapevolezza che non sei la persona intossicata che senti di essere, ma puoi fare il tuo giro di boa, integrando l’esperienza vissuta all’interno del tuo percorso esistenziale.

  • Verso la ricostruzione datata 31 Marzo

    gennaio 25th, 2024

    Sto cercando di rialzarmi e mettere insieme i pezzi. Nella mia forma mentis c’è l’abitudine di pormi obiettivi da raggiungere.

    Questa volta stavo navigando a vista, fino a che una persona spuntata magicamente dal nulla mi ha detto “va bene, tutto, è giusto che tu stia male e che sfoghi il dolore, ma poniti un limite. il 31 marzo torni a sorridere”.

    Oh che vi devo dire, è bastato così poco per farmi arrivare uno schiaffo colossale.
    Quindi, consapevole che siamo esseri umani, fragili come vasi di porcellana che possono rompersi, ho realizzato che ho tutte le potenzialità per rimettere insieme i pezzi, forte dell’esperienza vissuta e del mio valore.

    Adoro il cervello umano, una rete complessa, costituita da miliardi di connessioni neurali, una ragnatela in grado di modificarsi e riadattarsi agli eventi esterni. L’immensa potenzialità della plasticità cerebrale. Insegno ai miei studenti la tecnica del problem solving, ma mi sono resa conto che non la stavo applicando su di me, sulla mia interiorità. La prima cosa da fare è mappare l’ambiente circostante, capire cosa sia accaduto, il perché è irrilevante al momento. è accaduto e basta e bisogna prenderne atto. Detto questo, costruisco il mio modello di reazione per la rinascita. Io ci credo fortemente nella capacità di adattamento, non ci siamo estinti in miliardi di anni, grazie a questo. Siamo costruiti per rialzare la testa anche dopo le più difficili esperienze.
    La mappa di ciò che mi circonda l’ho fatta, geolocalizzando e focalizzandomi sugli eventi significativi ed impattanti. Adesso, devo attivare le mie misure di conservazione di me stessa e mitigazione dell’impatto, fino ad arrivare ad annullarlo, ove possibile. Ma come? Non tutti siamo uguali, non c’è un manuale delle istruzioni. Non tutti abbiamo gli stessi strumenti, ed ecco che entra in gioco la soggettività del carattere di ogni individuo. Io come sono? Come vivo, come sento, come reagisco, come affronto?

    Mi definisco una donna Sensibile, concentrata sulle sensazioni e sulle emozioni che provo e sullo stato d’animo delle persone che mi sono vicine. Sempre pronta a dare supporto emotivo agli altri, anche perché da questo traggo parte della mia autostima. Per me è importante avere relazioni sane, consolidate e positive.
    Ecco, io sono così, e una donna così, come si comporta davanti ad un trauma? Non è facile fare questa analisi di soli, ma per fortuna ci sono figure professionali che possono aiutare in questo, ed io sono giunta, per ora, a fare questa considerazione su di me:
    “essendo io molto abile a comprendere e sentire le mie emozioni, non riesco ad evitare il dolore e lo percepisco in tutta la sua esplosione, in tutta la sua ampiezza, e questo sembrerebbe essere un limite”. Oggi mi trovo a questo punto, nel bel mezzo del dolore.
    La mia psicologa dice, che passata questa fase, ne scatta un’altra. Conoscere, riconoscere e sentire forte il dolore, è un’arma potente perché averne contezza ti permette di accettare la sofferenza ed elaborarla più facilmente di chi non lo vive così forte. Altro punto di forza è la spiccata capacità di costruire reti sociali molto forti con amici e parenti ed il mondo in generale, cosa che aiuta molto per superare il trauma più velocemente. D’altro canto c’è da fare molta attenzione perché un grado di emotività ed empatia così alto mi rende una persona facilmente manipolabile e predisposta a subire il fascino altrui.
    Quindi:
    – analisi dell’ambiente: fatta;
    – analisi di me stessa e dei miei strumenti: in bozza ed in corso di elaborazione;
    – strategia di rielaborazione: da studiare.
    ma ho ancora tempo da qui al 31 Marzo! I punti su cui lavorare sono diversi:

    1. rinforzare il proprio ego ed identificare i miei bisogni come leggittimi ridefinendo i confini tra me ed il mondo in cui mi ero fusa;
    2. Rimettermi al centro per fare emergere qeull’IO sommerso (il mio mosaico)
    3. rispondermi alla domanda: quali sono le miei esigenze più autentiche? cosa mi fa stare bene?

    Ho da lavorare. Ma amo gli obiettivi raggiunti. Mi sento meglio.

  • La consistenza del dolore

    gennaio 23rd, 2024

    “L’inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi”

    Una frase che racchiude tantissimo.
    La scrittura mi sta aiutando, a dare un senso alla poliedricità di emozioni che sento aggrovigliate dentro di me. Mi sta mettendo in contatto con me stessa.
    Mi rendo conto che sto scrivendo sempre dello stesso tema, che sto dando a tutto lo stesso taglio. Ma rileggendomi, ogni volta vedo un piccolo pezzo del mio mosaico interiore più chiaro, come durante un restauro.
    36 anni di polvere, intonaco, e stuccature, mi hanno nascosta a me stessa.
    Ci è voluto un terremoto fortissimo, che ha aperto una crepa così profonda da far emergere qualcosa. Non so ancora bene cosa sia. Fa tanto male, ma il dolore non mi spaventa, sono VIVA perché sento dolore. Ho vissuto un periodo della mia vita in cui stavo male e non sentivo NULLA, nemmeno il dolore, e vi garantisco che è terribile, vivere senza sentire. Praticamente sopravvivevo, non vivevo. C’era tristezza, depressione, svogliatezza, ma nessun dolore. Oggi provo dolore. Il dolore ha un colore, un odore ed una consistenza. Lo posso toccare, quindi sono VIVA, di conseguenza GRATA.
    Sento di doverne parlare, ma allo stesso modo mi è stato impedito di farlo, perché l’unica persona al mondo in grado di leggermi, e capirmi, è la stessa che ha fatto tremare la mia terra.
    Sembra un beffardo scherzo del destino. Ma tanto è. Il mio silenzio, sta diventando inchiostro digitale.
    Comincio a scrivere da uno spunto e non so dove arrivo alla fine, un flusso di coscienza senza direzione. Vomito pensieri. Rileggendoli, ogni volta, spolvero un tassello del mio mosaico.
    Non so quanto sia bello leggermi, per chi vive le mie emozioni attraverso il corsivo del mio cuore. Certo che per me è diventata una terapia, un’esigenza quasi fisiologica. In cuor mio ho sempre la speranza di venir letta da chi mi ha sempre capita. Ma se cosi non fosse, va bene lo stesso. Alla fine serve a me stessa per sincronizzarmi con il punto più profondo del mio cuore e della mia mente. Voglio esplorare le mie Marianne, nel buio pesto dei miei abissi. Un viaggio introspettivo dentro di me, per conoscere e riconoscere le mie emozioni, per dargli un nome, per trovare una cura qualora servisse.

  • Un caotico silenzio stonato

    gennaio 23rd, 2024

    “Meglio se resti lì, forse è meglio se resti lì o forse no
    Forse doveva andar così, forse è meglio se resti lì o forse no
    Io non lo so
    Meglio se vieni qui, forse è meglio se vieni qui o forse no
    Forse doveva andar così, forse è giusto se resti qui
    Io non lo so”

    Nella mia testa, il rumore assordante di un silenzio stonato che non so decifrare, ma a cui mi dovrò necessariamente abituare.
    Sento il caos che bussa prepotente.
    La mia razionalità lo ha fatto cadere tanto in basso nella mia considerazione che ho potuto sentirne il tonfo, le cui vibrazioni hanno fatto tremare il mio corpo. L’ho sentito andare a pezzi sulle pietre in fondo alla mia mente.
    Ma il mio cuore non ce la fa ad abbattere quell’amore e continua a tenerlo in mostra sulle sue mensole, come la cosa più bella e preziosa, maniacalmente spolverato e lucidato ogni giorno.

    Non posso dirti che mi manchi, e che mai mi abituerò alla tua assenza, che il mio cuore lo hai preso tu. NON POSSO farlo, e NON DEVO farlo.

    Sei stato la mia follia. Ho scelto di correre il rischio, che vita sarebbe senza rischiare….
    Il rischio presuppone perdere.
    Sei stato il mio investimento ad altissimo rendimento. Avrei dovuto vendere le azioni prima che crollassero, purtroppo non ho saputo leggere i segnali che avrebbero dovuto farmi capire che stava per crollare il mercato, convinta di aver investito tutta me stessa sulla persona giusta. Ti sei venduto fin troppo bene.
    “io credo che il segreto
    è respirare mentre tutto va come deve andare.
    Troppe parole non servono a niente
    ma un ‘esplosione nel cuore cura la mente”

    Io respiro l’aria densa di dolore dopo l’esplosione del mio cuore.
    Tornerà il vento a spazzarla via

    Io tornerò a respirare



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